Cristiano Zanini

Cristiano Zanini – Nato nel 1984 e cresciuto tra la terra e gli attrezzi della cascina di famiglia, impara
presto che le cose non si dividono tra nuove e vecchie, ma tra quelle che qualcuno ha smesso di
guardare e quelle che qualcuno è ancora disposto a sognare. All’età di quattro anni, il nonno gli insegna
che ogni materiale può tornare a vivere, basta metterci le mani. Col tempo, quella lezione diventa il
fondamento della sua ricerca. Per Zanini, non esistono oggetti vetusti. Esiste soltanto il momento in cui
qualcuno decide di gettarli via.

Spirito libero e costituzionalmente estraneo ai confini delle convenzioni, Cristiano vive l’arte come un
percorso nomade, guidato da una curiosità viscerale per la materia. Questa sua natura indomita si
riflette nel modo in cui mappa il territorio, raccogliendo frammenti di realtà che gli altri scartano.
Una lavatrice in discarica, un motore arrugginito, un pezzo di ferro, un'asse di legno. Per molti sono
soltanto scarti. Per Zanini, invece, sono l'inizio di una possibilità e di un nuovo significato.
Nel suo laboratorio, dove lavora da autodidatta, tra l’odore della polvere e del metallo, i materiali si
incontrano, si respingono, si cercano, finché trovano un equilibrio e iniziano a trasformarsi. È qui che la
sua energia vitale e anarchica trova una sintesi: il caos si condensa in disciplina.
Le sue installazioni prendono forma come organismi che sembrano arrivare da un altro tempo. Tra
memoria e immaginazione, tra conosciuto e perturbante, nascono figure meccaniche, presenze che
evocano un futuro costruito da ciò che abbiamo già avuto tra le mani, ma che non abbiamo saputo
vedere.

La sua ricerca va oltre il recupero dei materiali. È un invito a recuperare uno sguardo ostinato e
generativo. Perché ciò che viene scartato non è necessariamente arrivato alla fine della sua storia; a
volte è solo in attesa di qualcuno capace di immaginarne un’altra, e abbastanza libero da saperla
cavalcare.

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